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Tre click per comprare un telefonino o un paio di scarpe: è la scommessa Checkout, un sistema appena lanciato da Google per rendere più semplici e sicuri gli acquisti sul web.
Lo shopping comincia dalla homepage del motore di ricerca più usato nel mondo; si inserisce l'oggetto desiderato e si controllano le varie offerte. Con un click sull'icona di un carrello della spesa blu si arriva sul sito del venditore, dove si definiscono i dettagli e si perfeziona l'acquisto. Un altro click e si entra in Checkout, dove poi basterà confermare l'operazione (terzo click). L'oggetto viene spedito a casa e tutte le spese sono addebitate sulla carta di credito senza sovrapprezzi per il cliente.
Non denaro, ma dati
Google Checkout è una sorta di portafoglio elettronico che non custodisce denaro, ma informazioni (numero della carta di credito, e-mail, indirizzo per la spedizione degli oggetti acquistati). La sua praticità per l'utente sta nella velocità e nella trasparenza: i dati vanno inseriti una sola volta, rimangono assolutamente riservati, è possibile tenere sott'occhio tutti i gli acquisti e controllare lo stato delle spedizioni in un'unica schermata. Così, a rigore, Checkout non è propriamente un sistema di pagamento, ma uno strumento per semplificare le transazioni online, che poi avvengono normalmente tramite carta di credito.
Al momento, però, il servizio ha numerose limitazioni: funziona solo negli Usa, il numero di siti partner è limitato (Buy.com, Starbucks, Timberland, CD Universe e altri), se si possiede un'attività commerciale online è un po' macchinoso inserire nel proprio sito il codice html necessario per farlo funzionare. Ai clienti affiliati al servizio AdWords (sono gli annunci a pagamento che compaiono sulla destra della pagina quando si effettua una ricerca), Google offre il nuovo portafoglio elettronico con un sostanzioso sconto: più si spende per la pubblicità, meno si paga per le commissioni di Checkout.
Un altro aspetto poco convincente dell'operazione è l'integrazione con le altre risorse del colosso californiano; attualmente, infatti, i siti che adottano Checkout non sono segnalati da Froogle, il motore di ricerca di Google pensato espressamente per gli acquisti online, che seleziona e cataloga migliaia di offerte. Certo, il servizio è in versione beta ormai da anni, e nel frattempo altri motori di ricerca dedicati allo shopping sono diventati di uso comune nei vari paesi (come Kelkoo, ad esempio), ma stupisce che Google non abbia puntato proprio su Checkout per il lancio in grande stile di Froogle.
La sfida a Paypal
Sul web, intanto, fioriscono i confronti, i test, le prese di posizione: riuscirà Checkout a battere Paypal, il più diffuso metodo di pagamento online, con oltre 114 milioni di utenti in tutto il mondo? La domanda è legittima, ma i due sistemi sono molto diversi tra loro, tanto che una competizione non sembra in realtà possibile. Paypal, attivo anche in Italia dall'inizio del 2005, consente di inviare pagamenti istantanei a chiunque abbia un indirizzo e-mail. Il denaro viene prelevato dalla carta di credito del pagatore e accreditato su una sorta di conto corrente virtuale, dove rimane a disposizione del ricevente. Questi può poi trasferirlo sul proprio conto corrente bancario o postale oppure utilizzarlo a sua volta per effettuare altri pagamenti. Tra i vantaggi di Paypal c'è la diffusione crescente (attualmente è disponibile in 55 Paesi), la possibilità di trasferire fondi in sei diverse valute, la sicurezza delle transazioni, garantita dal fatto che i dati sensibili non vengono rivelati agli altri utenti, e - come in Checkout - da un sistema di protezioni dalle frodi. E' un sistema molto versatile: c'è chi lo adopera per dividere il conto di una cena fra amici, chi ci raccoglie la somma necessaria per un regalo collettivo, e perfino genitori che lo usano per controllare le spese online dei figli. Permette a tutti di pagare, ma anche di incassare denaro: è un sistema P2P (dove la sigla sta per "person to person" e non per "peer to peer", come nel caso dei software di trasmissione file online), perfetto per l'uso occasionale, ma valido anche per i venditori professionali.
Paypal esiste dal 1998, ma è cresciuto di colpo a partire dal 2002, quando è entrato a far parte del gruppo eBay, il leader delle aste online nel mondo: è integrato perfettamente con la piattaforma di compravendita del sito ed è assai semplice inserirlo nelle inserzioni. Non è proprio economico, tuttavia, e - specie per importi molto bassi - la somma delle commissioni di eBay e Paypal diventa rilevante per il venditore. Come strumento di pagamento, invece, è del tutto gratuito, al pari di Checkout; in più, a differenza del concorrente, permette di trasferire sul proprio conto corrente bancario il denaro incassato.
Un mercato in crescita
Negli Usa, tre quarti dei navigatori abituali di Internet hanno effettuato un acquisto negli ultimi dodici mesi, e a tener lontano il restante 25 per cento dall'e.commerce è stato soprattutto il timore di frodi legate all'uso non autorizzato della carta di credito. Ecco perché sistemi come quelli di Google e di eBay sono destinati a crescere ancora. Anche in Italia, dove il vero boom riguarda però le carte prepagate: la sola Postepay - la più diffusa - vanta 2,2 milioni di clienti, contro il milione di Paypal.
Fonte: La Stampa
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