Tutto era nato da alcuni video online con dei ragazzi che malmenano un compagno di scuola disabile. Ora la vicenda giudiziaria travalica i confini della violenza privata, ipotizzata a Torino dalla Procura dei minori, e arriva a toccare il piu' potente dei motori di ricerca, quel Google, fondato dai geni del Web Larry Page e Sergey Brin, che in tutto il mondo cerca ogni giorno tra 8 miliardi di pagine, offre i suoi servizi in 35 lingue e conta 2.500 dipendenti. Due rappresentanti legali di Google Italia Srl, infatti, entrambi di nazionalita' statunitense, sono stati iscritti nel registro degli indagati della Procura di Milano con l'ipotesi di concorso in diffamazione aggravata sulla base dell'articolo 40 comma 3 del codice penale, il quale stabilisce che ''non impedire un evento, che si ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a scagionarlo''. In sostanza, i responsabili del motore di ricerca, secondo l'ipotesi della Procura, sarebbero colpevoli di diffamazione allo stesso modo di chi ha caricato quei video sulla rete.
Un'ipotesi piu' grave rispetto a quella dell'omesso controllo sui contenuti, equiparabile alla responsabilita' dei direttori di testate giornalistiche, che rispondono dei contenuti diffamatori pubblicati sugli organi di stampa che dirigono. L'accusa di diffamazione deriva dal fatto che, in uno dei video, uno dei protagonisti pronuncia frasi offensive contro l'associazione Vividown che, attraverso il suo legale, l'avvocato Guido Camera, ha sporto querela dando avvio ai vari filoni d'inchiesta. Solo in seguito, infatti, sulla base di un'indagine con l'accusa di violenza privata erano stati identificati i protagonisti della vicenda, tutti minorenni studenti di un istituto tecnico di Torino, cosi' come il ragazzo disabile fatto oggetto dei soprusi. Nelle scorse ore, i Baschi verdi della Guardia di Finanza di Milano hanno perquisito la sede amministrativa di Google Italia, che si trova nel capoluogo lombardo, in piazzale Biancamano, alla ricerca dei documenti che serviranno a individuare il domicilio eletto dai due indagati in qualita' di rappresentanti dell'azienda, che con tutta probabilita' dovranno essere interrogati dai pm Francesco Cajani e Alfredo Robledo, titolari delle indagini. Quello di oggi ''e' un passo avanti molto importante - ha commentato il legale di Vividown, Guido Camera - perche' puo' contribuire a mettere chiarezza nel mondo di internet. Si tratta di una decisione corretta in punto di diritto e di fatto'' che fa segnare, secondo l'avvocato, una prima vittoria ''di Davide, una onlus che si occupa di disabili, contro Golia, il piu' diffuso motore di ricerca al mondo''.
Fonte: Ansa.it