Un team di medici australiani ha condotto una ricerca «googleggiando» i termini relativi a 26 casi ritenuti incerti, complicati e rari.
Utilizzando i vari sintomi come chiavi di ricerca, i ricercatori hanno selezionato i risultati più rilevanti ed ottenuto la risposta desiderata, in vista della formulazione finale.
In 15 casi la ricerca sul web ha portato esisti positivi, come pubblicato sul New England Journal of Medicine, e i risultati, confrontati con quelli «tradizioni», sono risultati corretti.
I dottori guardano con sempre più favore all'utilizzo di Google, il motore più popolare della Rete, come strumento d'aiuto nello studio diagnostico. Le ricerche online permettono un accesso a più di tre bilioni di articoli medici, e la richesta di informazioni sanitarie, anche da parte di utenti comuni, è uno degli usi più comuni del web.
Naturalmente, l'avvertimento è che Google non può sostituirsi al lavoro dei medici, né diventare un mezzo per l'autodiagnosi: solo l'esperienza umana, e non i pur utili risultati prodotti da una macchina, permette una lettura critica e l'utilizzo dei nuovi strumenti in maniera consapevole e non pericolosa.
Fonte: La Stampa