Si chiama Google News Archive Search ed è una nuova opzione all’interno del servizio Google News che permette di setacciare gli archivi dei maggiori quotidiani anglosassoni, andando alla caccia di articoli anche vecchi di duecento anni.
E’ l’ultima novità sfornata da casa Google. L’azienda americana ha studiato un motore di ricerca (molto simile a quello del servizio Google Print) che permette di risalire agli articoli del passato e ne mostra i titoli e un breve estratto. Per leggere i testi integrali bisogna poi pagare la tariffa (o l’abbonamento) scelto dai singoli giornali.
L’operazione è resa possibile da un accordo stretto tra Google e le case editrici di quotidiani come gli americani "Washington Post" e "New York Times" e l’inglese "Guardian". Per ora, il servizio è attivo in modalità “beta”, soltanto sulla versione inglese di Google News. Ma visto che anche molti giornali italiani offrono già online i loro archivi, è probabile che nei prossimi mesi la ricerca venga allargata anche al nostro paese (oltre a tutti quelli presenti nel roster di Google News).
Google News Archive Search viene a colmare una lacuna piuttosto evidente dell’informazione su Internet. In Rete è infatti possibile trovare agevolmente materiale giornalistico d’attualità o comunque risalente agli ultimi dieci anni, mentre è decisamente più difficile recuperare articoli più vecchi. Con il nuovo servizio adesso si potrà sfogliare gli articoli dell’epoca, le analisi, i commenti a caldo, scoprendo come i giornali hanno raccontato e interpretato in diretta tutti i piccoli e grandi eventi degli ultimi due secoli di storia.
Come detto, la gran parte dei testi appartiene ad archivi a pagamento. Ma qua e là si riesce anche a trovare qualche articolo subito disponibile. Per esempio la biografia di Mussolini pubblicata dal "Time" nel febbraio del 1926, il commento sullo sbarco sulla Luna uscito sul "Guardian" il 21 luglio 1969 (“Men are on the moon”) o l’apertura del Muro di Berlino del novembre del 1989 descritta dal "Kansas City Star", e tanti altri ancora.
Fonte: La Stampa