Che Google non sia del tutto invincibile lo pensano altri.
Dieci anni dopo la sua nascita, l'azienda di Brin e Page è ancora alla ricerca di un'applicazione che possa eguagliare il successo del suo motore di ricerca. Nonostante vari tentativi Google non è riuscita a scalzare il predominio di Yahoo nella email (dove è prima nel mondo) o negli instant message (dove occupa la seconda posizione dopo Aol).
Google deve ancora fare la sua mossa sul mercato musicale, dove iTunes fattura più di Yahoo, che però ha profitti più alti del sito della Apple grazie alla pubblicità.
E il tentativo di Google di diventare una superpotenza nei video, settore destinato a trainare internet nell'era della banda larga, è naufragato di fronte all'emergere di YouTube, che dal niente si è trasformato nel leader del settore.
Ma nessuno degli 83 nuovi prodotti introdotti negli ultimi anni sembra in grado di dare un impulso decisivo alla crescita: «Google disperatamente vuole far credere che il caos che sembra governare l'azienda sia voluto» scrive Fortune, che ha dedicato all'azienda l'ultima copertina. «Ma con tante parti in movimento è difficile predire se Google sia veramente destinata a durare».
È forse anche per ovviare a questa mancanza di direzione che Brin e Page stanno praticando una politica di accordi commerciali molto aggressiva. Quando il sito Msn della Microsoft e Yahoo hanno messo gli occhi su Aol, Google li ha prevenuti acquisendo il 5 per cento del network online di proprietà della Time Warner. E, subito dopo la firma di un accordo di collaborazione sul mercato pubblicitario americano tra Yahoo e la eBay guidata da Margaret Whitman, Google ha siglato un contratto simile con il gigante delle aste online per il resto del mondo. Mentre una nuova alleanza con Viacom prevede che Google sia il distributore esclusivo dei video di Mtv e Nickeldeon ad altri siti internet.
Di fronte a una simile macchina da guerra c'è chi pensa che Yahoo debba cercare nuovi alleati molto più velocemente di quanto stia facendo ora. Alla Microsoft per esempio si guarda a Yahoo con grande interesse, se non altro perché una fusione porterebbe il nuovo gruppo a ridurre drasticamente lo scarto con Google nei motori di ricerca. A fare gola al gigante di Seattle è anche il fatturato pubblicitario di Yahoo, oltre al suo servizio di email e instant messaging. Ma Paul Saffo, presidente nella Silicon Valley dell'Institute for the future, sostiene che un'alleanza non farebbe altro che aumentare i problemi di Yahoo: «Il disastro della fusione tra Aol e Time Warner dimostra che internet non è fatta per le grandi fusioni, ma per accordi aperti che lasciano all'utente libertà di scegliere». Saffo sostiene pure: non è detto che chi usa Yahoo continui a farlo sapendo che fa parte del gruppo guidato da Bill Gates. Yahoo dovrebbe sapere che l'immagine di Google ha cominciato a soffrire proprio quando si è cominciato a parlarne come di una nuova Microsoft, cioè di un colosso dominante.
Fonte: Panorama