Il concetto originario che fu alla base della creazione della directory DMOZ (www.dmoz.org) era davvero eccellente per i suoi tempi ed ancora oggi accedendo all'url: www.dmoz.org/about.html si possono leggere i motivi che iindussero alla sua realizzazione.
Il presupposto fu quello di sopperire alla bassa qualità dei risultati dei motori di ricerca (basati su spider e quindi su meccanismi automatici di catalogazionedei contenuti) che effettivamente nel 1998, data di nascita di DMOZ, erano una realtà, prospettandosi nel futuro un progressivo abbassamento dell'utilità dei risultati di ricerca.
L'Open Directory puntava a diventare il database "definitivo" del web e la catalogazione dei contenuti non sarebbe avvenuta in modo automatico, ma attraverso il lavoro di editors volontari (quindi persone fisiche e non robots) che si sarebbero occupati di recensire il web nell'intento di fornire risultati di ricerca della massima qualità e attinenza possibile.
Negli anni successivi le cose non andarono come DMOZ prevedeva. Già dalla fine degli anni '90 Google si affermò come motore di ricerca più utilizzato al mondo e ciò non soltanto grazie alla sua interfaccia pulita ed estremamente usabile (Google è stato veramente il prioniere dell'usabilità dei siti web) quanto anche grazie all'ampiezza sempre crescente dei suoi contenuti (nel 2004 hanno raggiunto 6 miliardi di pagine web catalogate!) unita alla capacità del motore di fornire, attraverso un algoritmo estremamente sofisticato ed evoluto, risultati di ricerca di grande rilevanza ed attinenza.
Con la crescita massiccia ed esponenziale dei siti web, gli editors di Dmoz non riuscirono più a stare al passo con le richieste di indicizzazione del pubblico ed il risultato fu chei suoi risultati di ricerca furono presto di gran lunga inferiori (come quantità di items) a quelli forniti dai motori di ricerca più affermati.
La lentezza dell'operato degli editors di Dmoz, portò presto al verificarsi di un'altra situazione negativa: data l'impossibilità di aggiornare e verificare la bontà dei contenuti indicizzati, nei risultati di ricerca di Dmoz l'utente riscontrò presto la presenza di una moltitudine di links interrotti e di pagine morte.
Gli editors di DMOZ combatterono (e combattono tuttora) una battaglia persa in partenza: al sempre crescente aumento del numero dei siti web presenti sul web non faceva riscontro un aumento proporzionale degli editors.
Gli editors di DMOZ infatti sono stati in tutto oltre 69.000 ma di questi molti non lavorano più e nel tempo il numero è sceso costantemente. Un recente report ha indicato in 10.000 gli editors attualmente in forza a DMOZ, ma di questi solo 3.000 sono attivi in modo costante nella creazione delle directories.
Nonostante dunque il fine ultimo di DMOZ (quello di essere la risorsa "definitiva" per le ricerche dell'utenza sul web) sia del tutto tramontato e sebbene la qualità e completezza dei risultati di DMOZ non sia equiparabile a quella dei maggiori risultati di ricerca, DMOZ rimane comunque una risorsa utile soprattutto per il fatto che la presenza di un sito web nella sua directory riceve grande considerazione da parte degli altri motori di ricerca che tendono a premiare il sito listato su DMOZ (ed evidentemente anche nei propri archivi) con un incremento del suo ranking. Questo è per esempio ciò che fa Google.
S.M.