Titolava nel dicembre 2006 il Newsweek : «Benvenuto, anno del widget», prevedendo un 2007 roseo per quelle applicazioni a finestra sul desktop con notizie, calendari e altro, che si aggiornano in tempo reale via Internet risparmiando la necessità di navigare troppo nel web. Un anno dopo, la società di ricerca Forrester Research ha augurato a questi gadget, noti appunto come widget, un ancora più roseo 2008.
Ad oggi, però, il matrimonio tra widget e marketing online non si è consumato: secondo l'ultimo sondaggio di Jupiter Re
search, a ottobre 2007, i widget pubblicitari hanno attecchito soltanto sul 6% della popolazione europea, e sul 4% di quella italiana. Ma gli analisti rilanciano, e puntano sul 2009. Con particolare attenzione al mercato dei telefonini.
Comparsi a inizio anni '90 sui desktop di Apple, sotto forma di orologi, calcolatrici e fogli per gli appunti, i widget sono decollati, via Internet, soltanto col re-cente avvento dei social network. «Su Facebook sono più di 13 mila — dice Rebecca Jennings di Forrester Research — mentre l'anno scorso erano quasi zero». È nei social
network come Facebook, YouTube, MySpace e altri che il widget è diventato un'arma pubblicitaria. Sono nate, negli ultimi due-tre anni, società specifiche come Clearspring (finanziata, tra gli altri, dal
l'ex presidente di America online, Steve Case), Rockyou (il principale produttore di widget per Facebook) e Slide (fondata da Max Levchin, l'inventore del diffuso sistema di pagamento online PayPal).
Sono nati widget come il Reebok's shoe fight, i cui utenti possono personalizzare il proprio paio di scarpe e concorrere per il primo premio (vince il paio più originale); o «The Urbanista Diaries», costantemente aggiornato con le foto che quattro blogger selezionati da Nokia scattano e inviano dai quattro angoli del mondo usando l'ultimo smartphone della ditta, l'N82.
Ma «il mercato — spiega Jennings — è ancora piccolo». Anche negli Stati Uniti, secondo Forrester Research, ad usare i widget pubblicitari è soltanto l'I 1% del popolo di Internet. «Nel 2007 — continua Jennings
— hanno generato ricavi negli Usa per circa 20 milioni di dollari». Cioè «circa un millesimo delle entrate complessive della pubblicità online. Per il futuro, però, ci aspettiamo una forte crescita».
L'analista Nate Elliott, di Jupiter Research, definisce il connubio widget-marketing «l'applicazione relativamente recente di una tecnologia relativamente vecchia: risale all'inizio degli anni '90 ma ha trovato il suo ambiente naturale soltanto oggi, nei social network e nei blog».
Per Rebecca Jennings è «il modo migliore di fare marketing nei social network», perché «attira chi è davvero interessato» e permette di sperimentare nuove e «più sofisticate» formule di marketing. Fisse e mobili.
Sui telefonini di nuova generazione, come l'iPhone, il widget è la forma di comunicazione ideale. «Permette di andare
al nocciolo della funzione o dell'informazione, senza passaggi interme di», dice Elliott. Diversi servizi offrono widget per telefonini come Widsets, una costola di Nokia.
A ostacolare la diffusione dei widget è anche, sostiene un recente articolo pubblicato sulla rivista della Computer Society, l'assenza di un linguaggio comune. Soprattutto per i cellulari, le piattaforme sono troppe: Java, Brew, Windows Mobile, Symbian. Ora il World Wide Web consortium, l'associazione il cui scopo è migliorare Internet, sta cercando uno standard per i widget.
Quanto ai cellulari, un contributo dovrebbe arrivare dal nuovo JavaFx Mobile, il linguaggio open-source per telefonini lanciato a maggio da Jonathan Schwartz, l'amministratore delegato di Sun Microsystems.
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