Tim Bemers-Lee è lo scienziato britannico inventore del World Wide Web: cioè di Internet, come la conosciamo. Spiega come sarà la prossima generazione del web, il web 3.0 o «web semantico», in grado di «dare un significato» a tutti i dati della Rete, persino di aiutare a sviluppare farmaci per le malattie difficili: «Può collegare non solo le pagine ma tutte le informazioni presenti in Rete, le potenzialità sono enormi», dice. E difende a spada tratta la neutralità e l'apertura di Internet contro i tentativi di vincolarne utilizzo e accesso: «La Rete è un mezzo di comunicazione eccezionale — sostiene —. Nessun Paese e nessuna azienda dovrebbero poterla controllare».
Bemers-Lee è un visionario molto ottimista ma la sua utopia si è concretizzata con successo. Nel mondo oltre un miliardo e 300 milioni di persone possono accedere facilmente a Internet e a un universo praticamente infinito di informazioni grazie alle sue due fondamentali invenzioni: le pagine web, un'interfaccia universale e semplice da usare, e gli hyperlink, i collegamenti ipertestuali. Ma la nuova sfida del web semantico è ancora più ambiziosa.
«La prima generazione di Internet, il web 1.0., riguardava delle pagine da leggere collegate tra loro - spiega Berbers Lee -. Oggi il Web 2.0. (come i blog e i social network) permette agli utenti di creare i contenuti. Ma la prossima generazione, il web 3.0., il web semantico, consentirà anche di collegare automaticamente tra di loro tutti i dati e le applicazioni".
Il Web 3.0. riuscirà a rendere più efficace l'uso della Rete. "Il semantic web – dice Bemers-Lee — renderà più facile per gli utenti trovare e collegare le informazioni di cui hanno bisogno, ovunque si trovino, in un sito o nel database di una società o nel loro personal computer». Il fondatore di Internet fa questo esempio: se qualcuno volesse andare a un concerto pubblicizzato su un sito potrebbe «dirlo» al suo computer che «capirebbe», la richiesta, registrerebbe il luogo, il giorno e l'ora dello spettacolo, metterebbe questi dati nell'agenda elettronica e registrerebbe nell'indirizzario anche i dati delle altre persone che hanno prenotato il concerto, per trovare degli amici con cui magari andare. I computer potranno parlarsi tra di loro e svolgere • automaticamente gran parte dei compiti più banali (ma molto utili). «Potremo utilizzare informazioni che oggi rimangono nascoste e inutilizzate — dice Berners-Lee —.
La combinazione di dati e applicazioni permetterà di acquisire nuove conoscenze, aprirà mercati e consentirà di vincere sfide, come scoprire i farmaci per le malattie più difficili».
Il web 3.0 è progettato per eliminare le barriere tra le diverse fonti di dati e per permettere agli scienziati di verificare molto liberamente nuove ipotesi collegando i dati che desiderano. Le tecnologie di base per il web semantico sono linguaggi software per rappresentare i significati (come lo Xml, lo Rdf e l'Owl) e un motore di ricerca molto potente, lo Sparql. Esistono già delle sperimentazioni di web 3.0, soprattutto in campo scientifico, ma qualcuno è scettico sulle possibilità di rapido successo. Lo stesso Berners-Lee, se gli si chiede quando il web 3.0 diventerà realtà, non indica una data. «Nei cinque anni scorsi abbiamo gettato le basi tecnologiche — spiega —. Oggi abbiamo la possibilità di attrezzare potenti computer con Sparql e quindi di elaborare grandi quantità di dati. È il gradino più importante per passare dalla vecchia alla nuova Internet».
Ma Berners-Lee sa perfettamente che esistono molte barriere anche non tecnologiche per il libero utilizzo delle informazioni. «È normale che le aziende cerchino di proteggere i propri dati — dice —. Occorre però una nuova etica di apertura. Godremo di un potere enorme rendendo disponibili tutti i tipi di dati ». Sa anche che l'In-ternet aperta che lui sognava e che ha progettato potrebbe diventare molto diversa. La censura, la sicurezza e la privacy online sono diventati problemi veri; molti carrier vorrebbero una Rete meno neutrale per dare la priorità ai servizi più remunerativi; la governance della Rete è in discussione e i brevetti potrebbero minacciare le tecnologie aperte su cui è fondata Internet.
«I legislatori dovrebbero proteggere la possibilità per gli utenti di avere accesso a tutti i servizi che desiderano, indipendentemente da chi è il loro fornitore di Rete — afferma Berners-Lee —. È essenziale ' che l'infrastruttura portante del web sia libera da brevetti e royalty per favorire l'innovazione e l'apertura di nuovi mercati».
Tim Berners-Lee
Coinventore del web, presidente di W3C, nato a Londra nel 1955, è l'inventore del World Wide Web (www), con il belga Robert Cailliau. Nel 1990 al Cern di Ginevra, il centro europeo per la ricerca nucleare, ha inventato le pagine web e gli hyperlink, cioè le basi dell'lnternet attuale. Non ha richiesto brevetti per le sue invenzioni. Dal 1994 lavora al laboratorio di Computer science del Mit di Boston. È presidente del W3C, il World Wide Web Consortium, l'organismo che coordina Internet.
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