«Microsoft scrive il capo operativo di Microsoft Steve Ballmer (nella foto) darebbe a ogni azionista di Yahoo! la possibilità di scegliere se ricevere il controvalore della sua quota in liquidi o in azioni Microsoft». Più avanti nella lettera al board Yahoo!, Ballmer sottolinea che l'aumento dell'utile di Microsoft è stato del 26% l'anno negli ultimi tre anni.
«Non posso credere che l'impero d'oro e di porpora finisca inghiottito dall'impero del male». Ieri l'immagine satirica messa in rete da Joel Cooper, un anonimo navigatore del web come tanti, ha innescato un dibattito in cui altri milioni di navigatori sono intervenuti per tutta la giornata. E, a suo modo, racconta una verità. Dal punto di vista finanziario e «industriale» l'unione fra l'impero del male, Microsoft, e quello oro e porpora (in realtà giallo e viola, i colori di Yahoo) potrà anche funzionare. In una frase:
Microsoft vuole acquistare Yahoo per lanciarsi all'inseguimento di Google in quel mercato ad altissima crescita che sono i servizi online su cui attirare ricchissimi investimenti pubblicitari. Ma il vero interrogativo è un altro, e ha qualcosa che richiama uno «scontro di civiltà». Trasformare Microsoft in «Microhoo», come l'ha già etichettata Wired, significa mettere insieme due ere geologiche diverse, due generazioni diverse, due tribù diverse. Quella «prima» e quella «dopo» internet.
Negli anni '70 Bill Gates era il prototipo del geek, tutto campus e computer. Con uno straordinario fiuto per creare (0 catturare) software e altrettanto straordinarie doti d'imprenditore. L'arrivo del web lo ha spiazzato, costringendo Microsoft a inseguire in questo ultimo decennio quelli nati nell'era geologica seguente. Come appunto David Filo e Jerry Yang, i due fondatori di Yahoo, che dal loro monolocale nel campus universitario di Stanford hanno cominciato col mettere online un elenco del telefono (tale era Yahoo nel 1994) e lo hanno poi fatto diventare il maggiore portale internet del mondo, con mail, servizi, news, motore di ricerca e quant'altro. Gates era quello del «tutto dentro un computer», Yang e Filo sono quelli che tutto (anche programmi di scrittura, fogli di calcolo, video, musica) si può prelevare dalla Rete quando serve. Solo che i due, smaltiti gli anni d'oro, non sono riusciti a fare il salto verso la solidità imprenditoriale. Ci hanno provato affidando Yahoo a Terry Semel, uomo di media hollywoodiani. Esperimento fallito. Yahoo è tornata sotto la guida di Yang, senza però riuscire a catturare la new wave legata alla pubblicità e senza, in fondo, saper bene dove andare. Sono stati superati da chi, Google, rappresenta la nuova era geologica, quella dell'interdipendenza fra servizi e pubblicità, quella del web 2.0, l'internet «condiviso».
Così, se Gates è il simbolo di una tribù, Yang e Filo, così come Larry Page e Sergey Brin, sono le icone di un'altra. Gates è oggi un signore di mezza età che parla con presidenti e primi ministri (spesso Influenzandoli) e che propone un «capitalismo creativo» che possa servire a tutta la popolazione del pianeta. Brin e Page sono due ragazzini che vivono 24 ore dentro il web, che sognano la «democrazia virtuale globale» e che, se gli chiedi cosa c'è oggi d'importante, pensano a un algoritmo in grado di dirtelo.
Fonte: Il Corriere della Sera