Con l'aggiornamento dei risultati di ricerca avvenuto ad ottobre abbiamo visto un attacco verticale da parte di Google a molti siti (alcuni assai noti ed eccellenti) il cui page rank è stato demolito. Si è molto parlato di questa situazione soprattutto al fine di cercare di capire cosa, nei siti penalizzati, fosse sbagliato e si è giunti alla conclusione che la caratteristica in comune che avevano i siti oggetto della penalizzazione era la loro partecipazione diretta a situazioni di acquisto o vendita di links.
Già in precedenza si era parlato dell'atteggiamento negativo di Google verso il mercato dei links venduti e acquistati, ciò era stato manifestato tempo addietro da Matt Cutts, il famoso addetto di Google che le suo blog lascia spesso trasparire informazioni che evidentemente Google vuole diffondere, ma in realtà nessuno si attendeva un attacco così improvviso e drastico come quello sferrato da Google in ottobre.
Il fatto che il motivo scatenante della penalizzazione fossero i links acquistati e venduti era comunque frutto di congetture, per cui si trattava di una supposizione, sicuramente suffragata da molte osservazioni, senza però alcuna base sicura.
Il 22 novembre Matt Cutts, quasi messo al muro dalle domande degli utenti del suo blog, ha rilasciato un'affermazione che ci porta a concludere che quanto supposto era giusto.
Cutts ha affermato che secondo Google molto addetti al mondo Seo (search engine optimizers) e Posizionamento e molti semplici webmaster utilizzano la pratica dell'acquisto e vendita di links per passare il Page Rank da un sito all'altro, disinteressandosi della qualità dei links, della qualità dei siti e dell'impatto che a lungo termine avviene sui propri siti in conseguenza di ciò. Comprare o vendere links per passare il Page Rank da un sito all'altro è una violazione delle linee guida di Google e può avere un impatto negativo nei risultati di ricerca del sito che si rende reo di quest'azione.
Cutts specifica poi che non tutti i links derivanti da una compravendita violano le linee guida di Google. Comprare o vendere un link può essere una normale azione economica fra due parti quando viene fatta per scopi pubblicitari, ma diventa una violazione quando invece è messa in atto all'unico scopo di manipolare i risultati di ricerca.
I links comprati o venduti per scopi pubblicitari possono essere individuati (e messi al riparo da un'eventuale commistione con gli altri) aggiungendo ad essi l'attributo a rel=”nofollow” al tag href.
Oppure si può utilizzare la tecnica del redirect del link verso una pagina intermedia che viene indicata dal robots.txt come pagina da non indicizzare.
Autore: Stefano Mc Vey
Data di pubblicazione di questo articolo: 10 dicembre 2007
Articoli correlati:
| L'ultima notizia sulla compravendita dei links è però una vera sorpresa perché consiste in una drastica presa di posizione da parte di Google che ha .. |
| In primo luogo esistono numerosi siti che si occupano di compravendita di siti e ... Il nostro consiglio è anzitutto quello di seguire la compravendita di ... |
| Era stato infatti proprio Matt Cutts il primo a dichiarare che Google detestasse la compravendita di links fra siti (e quindi ancora più i network che di ... |
| Se il nostro sito non implicato in nessun modo in azioni di compravendita di links (quindi vendita, ma anche acquisto) allora non dovremmo essere ... |