Nel mese di giugno 2007 sembra che Google abbia segnato la fine dell'era dell'arbitraggio sui propri circuiti di web advertising.
Il termine “arbitraggio” ha varie definizioni a seconda dello scenario di riferimento.
In economia, per arbitraggio si intende la scelta della via più conveniente per effettuare un'operazione di cambio. In borsa l'arbitraggio è l'acquisto e la vendita di titoli da una borsa all'altra. Tale operazione è effettuata allo scopo di livellare i prezzi tra piazza e piazza ristabilendo l'equilibrio tra la domanda e l'offerta di due borse. Può riguardare il medesimo tipo o specie diverse di titoli. L'arbitraggio è in contanti o a termine a seconda che l'operazione sia eseguita immediatamente o dopo un determinato periodo di tempo. Nella tecnica bancaria l'arbitraggio è l'operazione di acquisto e vendita di metalli preziosi o moneta da una piazza in cui il prezzo è basso in un'altra in cui il prezzo è più alto. Nel commercio, parliamo invece di arbitraggio mercantile, ovvero del calcolo di convenienza effettuato per determinare il prezzo più conveniente tra quelli praticati da vari mercati per l'acquisto di merci.
Con riferimento ai motori di ricerca, l'arbitraggio è un'operazione avente per oggetto l'acquisto e la vendita delle parole chiave dei circuiti di pay per click (web advertising) al fine di lucrare sulle differenze di prezzo che si possono ottenere.
Nel caso specifico di Google l'arbitraggio è un'azione mediante la quale le persone possono creare un sito focalizzato su parole chiave altamente redditizie nel circuito pay per click di Google AsdSense. Chi effettua l'operazione utilizza il circuito AdWords per inviare traffico al sito di cui sopra attraverso parole chiave di basso costo e se fatto bene, questo lavoro, che peraltro risulta essere tuttora lecito, sia giuridicamente che secondo la policy di Google, può produrre considerevoli profitti.
Il problema fondamentale dei siti che si occupano di arbitraggio è però che questi si incentrano solo ed unicamente sul flusso di visitatori che attraverso Google AdWords giungono ad essi affinché generino un ricavo senza tuttavia curare (a volte neanche minimamente) i contenuti e la sostanza delle pagine web che spesso sono un ammasso di links senza alcun contenuto specifico, particolare ed escxlusivo. Dunque questi siti sono, per il visitatore, siti del tutto inutili, in quanto l'unica utilità è il ricavo economico del loro proprietario.
Come mai avviene ciò? Semplice da spiegare: immaginate che voi vogliate utilizzare il programma Google AdWords per portare traffico verso il sito. Una volta che il visitatore vi giunge desidererete che egli clicchi su uno dei tanti annunci AdSense presenti sulla pagina in questione. Spesso il fatto che non ci siano altri contenuti, se non quelli di AdSense, è un fatto voluto, in quanto non si vuole dare nulla al visitatore che, per quanto magari interessante, possa distrarlo evitando che egli compia l'unica azione che desiderate che faccia: cliccare sul link producendo un ricavo economico.
In realtà questo tipo di siti spesso non produce il ricavo sperato ed accade che il tasso di click through sia molto basso. Per quale motivo? Perché i siti di arbitraggio su Google non sono sufficientemente interessanti per stimolare il navigatore a soffermarsi abbastanza sulla pagina per leggerne i contenuti (anche pèerché spesso, come detto, non ci sono) ed, eventualmente, a linkare sugli annunci sponsorizzati di AdSense. Soprattutto per questo motivo dunque i siti di arbitraggio tendono ad avere un bacino di utenti poco targhettizzato e, in generale, di bassa qualità.
Stefano Mc Vey
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